Un lunghissimo viaggio in casa

[commedia, produzione internazionale]


 

Che si poteva uscire, sì, non vi era altro da fare.

Cinquantacinque ospiti, sedici posti nel mondo in sessantotto metri di casa,

i suoi.

Alle due, alle undici e così via, per due, tre o cinque giorni.

Un inglese comico poggiato per caso su un’accesa ironia del gesto,

degli occhi.

Un’accoglienza di cene, improvvisi primi italiani di mezzanotte.

No, non vi erano intonaci o lumi o frigoriferi da ricordare.

La cura degli itinerari da suggerire invece sì:

un disegno – di volta in volta da dedicare -,

un angolo di città da esplorare, da andare a vedere.

Si comunicava a dispetto del linguaggio,

diceva un filosofo ma non ricordo chi.

Facile se a chiedere era un sorriso,

pronto a cogliere qualsiasi cosa volasse via dalla sua bocca,

lì, nel salone.

Infine, non vi era più un pianeta da girare,

il pianeta veniva a girare lui,

senza alcuna retorica dei luoghi e del vedere,

quanto l’accento essenziale di questa tiny economy da considerare –

vero –

insufficiente,

nell’inaspettato, enorme abbraccio equatoriale,

tuttavia.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s