Tutte le città hanno un angolo uguale in inverno

[thriller, ITA]


 

Sembravano comunque lontani i pochi giorni prima

quando imbruttiva istante dopo istante quasi per dar ragione alle cose

che nel mondo, invece, imbruttivano per dar ragione a sé stessi

nell’eterno gioco dello Gni e dello Gne,

così che occorreva per forza trovare un filo,

ora,

per mettervisi in equilibrio.

E imbruttiva istante dopo istante, quasi per dar ragione alle cose

quando nel mondo, invece, le cose imbruttivano, di regola,

per dar ragione a sé stessi,

e sempre nell’eterno gioco dello Gni e dello Gne,

così che occorreva, quindi, per forza, trovare un filo per mettervisi sopra,

era oramai divenuta quasi un’ossessione.

L’ora in cui nulla lascia scampo a nulla,

la luce di quando il giorno è davvero senza niente a pretendere.

Tutte le città hanno un angolo uguale in inverno, in fondo,

ed è quel che per semplicità nominavano Tlchuauii.

Le attese, il tentativo di fuoco diverso su quel che era intorno

e un auto arancio improvvisa, veloce, lì, a distrarre,

erano il suo profilo, la sua pazienza su tela,

un’opera quasi rinascimentale e disconosciuta.

Tlchuauii era anche la sua casa espressionista

in marmi sghembi e riflessi sulle sedie;

lo sguardo alzato dal balcone che notava una limpidezza stamane

che le ombre erano cose.

Cose che poi, verso la fine della stagione, divenivano momentanei alberi di luce,

da lui tuttavia considerati le solite storie di architettura civile,

di caratteri,

di impianti naturali che sembravano suggerire solamente per oggi è tutto.

Se la logica dei piccoli passi non convinceva più nell’evoluzione universale

ed era stata finalmente – pensava – lasciata scivolare via,

la bellezza di una Parker –

e tornavi al design dei Sessanta,

ai sedili del JFK,

alla Pontiac Catalina,

alla parola Continental -,

ecco, un ritrovamento in tasca, un film tra le dita,

suggeriva che surreale era la vita non ogni cosa ivi contenuta,

così che si accese nuovamente presso la previsione di una primavera,

incontrandola una sera a cena,

giusto per qualche sguardo e pochissime frasi.

Curioso: si sentiva una piacevole aria di musical intorno,

lontani erano i conguagli dell’indomani

che avrebbero cominciato a rivestire già le prime ore del mattino.

Tlchuauii e il mondo aperto della Parker erano lì,

una sera,

quando il tempo non esisteva,

e sarebbero riapparsi quando improvvise le luci della domenica pomeriggio,

del tramonto,

del ricordo,

e del silenzio, della pace e della fine,

non avrebbero mai più causato alcun male,

sì che Tlchuauii, pian piano,

poté assumere sembianze di improvvise luci della domenica pomeriggio,

del tramonto, del ricordo –

quel che per semplicità ora chiamavano, appunto,

Luci della domenica pomeriggio

senza soffrirne punto.

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